Leone XIV

Commento alla lettera apostolica di PAPA LEONE XIV “UNA FEDELTÀ CHE GENERA FUTURO”

Lo scorso 8 dicembre, a sessant’anni dalla promulgazione dei decreti Optatam totius (28 ottobre) e Presbyterorum ordinis (7 dicembre), Papa Leone XIV ha firmato una lettera apostolica dal titolo “Una fedeltà che genera futuro”.

Come ha ricordato nel testo, non ha inteso commemorare un anniversario di carta (2), ma proporre una riflessione sull’attualità di questi due documenti sulla formazione sacerdotale (il primo) e il ministero e la vita dei presbiteri (il secondo).
Dopo quattro numeri introduttivi, ne dedica venticinque ad una riflessione sul rapporto tra fedeltà (il tema portante del documento) e servizio, fedeltà e fraternità, fedeltà e sinodalità, fedeltà e missione, fedeltà e futuro.
Più volte richiama Benedetto XVI che quindici anni orsono aveva indetto uno speciale anno sacerdotale.

Papa Leone afferma: “La chiamata al ministero ordinato è un dono libero e gratuito di Dio. Vocazione, infatti, non significa costrizione da parte del Signore, ma proposta amorevole di un progetto di salvezza e libertà per la propria esistenza che riceviamo quando, con la grazia di Dio, riconosciamo che al centro della nostra vita c’è Gesù, il Signore.
Allora la vocazione al ministero ordinato cresce come donazione di sé stessi a Dio e, perciò, al suo Popolo santo.
Tutta la Chiesa prega e gioisce per questo dono con cuore colmo di speranza e gratitudine, come esprimeva Papa Benedetto XVI a conclusione dell’Anno sacerdotale: «Volevamo risvegliare la gioia che Dio ci sia così vicino, e la gratitudine per il fatto che Egli si affidi alla nostra debolezza; che Egli ci conduca e ci sostenga giorno per giorno.
Volevamo così anche mostrare nuovamente ai giovani che questa vocazione, questa comunione di servizio per Dio e con Dio, esiste – anzi, che Dio è in attesa del nostro “sì”»” (6).
Mi pare significativo il fatto che il nuovo vescovo di Roma abbia voluto citare l’omelia nella messa a conclusione di tale anno che il suo predecessore aveva tenuto l’11 giugno 2010.
E’ evidente l’attenzione a centrare tutto su Cristo, nell’insegnamento di Leone, e il tema della riconoscenza in quello di Benedetto.
Queste due realtà si intrecciano profondamente perché il cuore del ministero presbiterale è la celebrazione eucaristica, ovvero il grazie che, nello Spirito, diciamo al Padre per il dono di Gesù.
E il pontefice si ricomprende nel numero dei sacerdoti quanto con un plurale non maiestatico afferma: “con fede, speranza e carità, siamo chiamati a intraprendere ogni giorno la sequela ponendo tutta la nostra fiducia nel Signore” (13).
E tutto questo, “in un tempo di grandi fragilità”, ne quale “tutti i ministri ordinati sono chiamati a vivere la comunione tornando all’essenziale e facendosi prossimi alle persone, per custodire la speranza che prende volto nel servizio umile e concreto” (18).

In conclusione, i tempi saranno anche difficili, ma poiché “noi siamo i tempi”, come diceva sant’Agostino, allora dalla nostra formazione e dalla nostra santità dipende quella dei fedeli.